Da parte mia, che ho cominciato solo di recente a pubblicare su Substack, non la vedo per forza come una cosa negativa.
E' anche la cosa bella dell’ascesa di piattaforme come questa: meno “guide definitive”, più connessione umana.
Per chi ha davvero qualcosa da condividere e ci tiene a farlo conoscere agli altri, l’appiattimento dei contenuti 'sintetici' può essere usata come una grande opportunità ai tempi della AI.
Grazie per gli spunti preziosi! Effettivamente anche io ora che sto scrivendo mi sto rendendo conto di come sia più efficace evitare spiegazioni lunghe con troppe divagazioni. L'attenzione è calata anche tra i lettori più allenati o "colti"
."..ogni uomo sa bene che risiede in lui un'unicità irripetibile, e che non ci sarà mai una seconda possibilità di combinare un simile prodigio." P.s. Bell'articolo!
Bellissima analisi, Andrea. Gestendo un media da 200k persone come Marketing Ignorante, non posso che condividere tanti dei tuoi spunti. Alcuni hanno confermato alcune decisioni strategiche che stiamo prendendo, altri mi hanno fatto capire dove potrei fare meglio con la mia newsletter.
I miei spiegoni e i miei caroselli non hanno mai avuto così tante visualizzazioni. Un carosello è addirittura diventato virale: mai successo prima. Hai qualche idea su questa anomalia?
Lo tocco con mano ogni giorno. Di finanza personale ChatGPT ti scrive lo spiegone perfetto in tre secondi: cosa aprire, quanto mettere, in che ordine. Poi la persona ce l'hai davanti e da due anni ancora non ha iniziato il progetto di pianificazione finanziaria.
Non è un problema di informazioni. È che rimanda per paura, non per pigrizia e la paura non la sistemi con un articolo ben fatto. La sistemi facendola sentire meno sola.
Ecco "cosa scrivere oggi": non quello che l'AI sa già spiegare, ma la verità scomoda che si tiene dentro.
Esatto, è il pezzo che manca. "Applicare" non è sapere di più maavere il coraggio di muoverti senza sentirti solo. Da solo rimandi, nel gruppo fai. L'AI spiega, le persone ti fanno agire.
Bella analisi. Sembra una corsa contro un nemico imbattibile e credo che perderemo.
Io nel mio piccolo cerco di focalizzarmi sulla mia interpretazione e associazione di fenomeni dando una angolazione che scelgo io. L'AI ti da accesso ad una montagna di dati e fa il lavoro sporco che un tempo dovevi far fare ad un pool di analisti. Non possiamo diventare tutti analisti ma se hai una competenza la puoi mettere sul piatto e giocartela. L'AI e' un formidabile amplificatore ma se non la sai governare si vede. Grazie per gli spunti
Grazie a te del feedback. Dare una propria lettura personale, magari basata su competenze specifiche è una soluzione possibile, e ho provato a mettere qualche esempio. Ma è un’asticella che si alza di giorno in giorno
E' vero. Pero' credo ancora nell'originalità delle interpretazioni. Il mercato del "how to" in effetti si sta tirando parecchio. Invece sento l'arrivo di quella interpretativa. Io ho una nicchia molto piccola in crescita di b2b ma sto notando anche dai social che c'è richiesta di attenzione scelta, appartenenza, risuono su certi temi. Quando parlo di "rented attention" per i brand e per le persone vado li. Sto analizzando questo fenomeno. Non ho risposte ma vedo segnali interessanti con grammatiche di acquisto non ancora scalabili e molto umane.
Gran bell'articolo, complimenti. Alla fine della lettura il mio cervello ha sintetizzato così: dobbiamo ricordarci di fare esperienze di spessore, per poi avere qualcosa da raccontare. Io sto delle giornate davanti al computer, non va bene.
Molto interessante, Andrea. Di una cosa sono certo. La mia newsletter non potrebbe mai essere scritta da un’intelligenza artificiale. I nessi e i collegamenti sono così distanti e imprevedibili che l’intelligenza artificiale dovrebbe conoscere la mia storia e soprattutto la mia biblioteca. E per fortuna non la conosce.
Grazie Roberto. Certo hai ragione: la scrittura creativa è l'ultimo step che verrà "copiato" dall'AI. Ma è una cosa che riesce a pochi, anche tra gli umani :)
Unica (piccola) precisazione rispetto a Il Post, mi sembra che il modello di sviluppo, effettivamente in evoluzione, si stia orientando non tanto a spostare le entrate su eventi e podcast, che comunque restano una quota parte marginale delle entrate, quanto a costruire una fidelizzazione delle persone abbonate, proprio perché accedono a vari vantaggi a condizioni agevolate; quindi eventi scontati, catalogo completo dei podcast e newsletter settimanali.
si si concordo, leggo sempre il loro report annuale. Ma appunto per fidelizzare le persone gli spiegoni servono ormai a poco e vengono utilizzati prodotti meno "replicabili" come podcast, video, eventi etc
Come ricordi giustamente, le storie vere e personali solo l’unica cosa che un chatbot non potrà mai sostituire, almeno per come lo concepiamo adesso.
Se da una parte non serve quasi più saper scrivere per scrivere, dall’altra credo ci sia ancora un bisogno fondamentale di intuizione, ricerca della storia, avere qualcosa da dire.
Mentre l’asticella per emergere si alza e la qualità generale dei contenuti precipita, credo che abbiamo bisogno anche di un costante lavoro di vigilanza su noi stessi per non farci appiattire il cervello e delegare solo una certa parte del processo creativo.
una parte di me è felice perché per tanti l'asticella si abbassa, sono contento quando la creazione diventa più facile per tutti. Dall'altra parte però chi lo fa "per mestiere" deve procedere in direzione contraria con una certa decisione, operando la vigilanza di cui parli anche tu
Ci sono però analisi e analisi: l'IA non credo che possa arrivare a creare un contenuto paragonabile a quello scritto dopo aver sentito in background le persone del settore. Insomma, c'è speranza, immagino(?).
Certo Jessica, come racconto nel pezzo tutto ciò che si basa su esperienza personale, o dati di prima mano (provenienti dal mondo fisico) mantiene il suo valore. Ovviamente è più difficile creare questi contenuti rispetto a semplici riassuntoni da scrivania
Grazie per questa interessante e approfondita analisi. Da condividere con le/i colleghe/i in redazione!
Da parte mia, che ho cominciato solo di recente a pubblicare su Substack, non la vedo per forza come una cosa negativa.
E' anche la cosa bella dell’ascesa di piattaforme come questa: meno “guide definitive”, più connessione umana.
Per chi ha davvero qualcosa da condividere e ci tiene a farlo conoscere agli altri, l’appiattimento dei contenuti 'sintetici' può essere usata come una grande opportunità ai tempi della AI.
Grazie per gli spunti preziosi! Effettivamente anche io ora che sto scrivendo mi sto rendendo conto di come sia più efficace evitare spiegazioni lunghe con troppe divagazioni. L'attenzione è calata anche tra i lettori più allenati o "colti"
."..ogni uomo sa bene che risiede in lui un'unicità irripetibile, e che non ci sarà mai una seconda possibilità di combinare un simile prodigio." P.s. Bell'articolo!
Bellissima analisi, Andrea. Gestendo un media da 200k persone come Marketing Ignorante, non posso che condividere tanti dei tuoi spunti. Alcuni hanno confermato alcune decisioni strategiche che stiamo prendendo, altri mi hanno fatto capire dove potrei fare meglio con la mia newsletter.
Keep it up!
Sono salvo dall’AI! Che sollievo.
Grazie per il link Andrea e bell’articolo.
I miei spiegoni e i miei caroselli non hanno mai avuto così tante visualizzazioni. Un carosello è addirittura diventato virale: mai successo prima. Hai qualche idea su questa anomalia?
Se un contenuto è di qualità funziona sempre, analizzo il trend generale
Lo tocco con mano ogni giorno. Di finanza personale ChatGPT ti scrive lo spiegone perfetto in tre secondi: cosa aprire, quanto mettere, in che ordine. Poi la persona ce l'hai davanti e da due anni ancora non ha iniziato il progetto di pianificazione finanziaria.
Non è un problema di informazioni. È che rimanda per paura, non per pigrizia e la paura non la sistemi con un articolo ben fatto. La sistemi facendola sentire meno sola.
Ecco "cosa scrivere oggi": non quello che l'AI sa già spiegare, ma la verità scomoda che si tiene dentro.
Oppure come suggerisci creare community per discutere e applicare quello che l’AI ci dice
Esatto, è il pezzo che manca. "Applicare" non è sapere di più maavere il coraggio di muoverti senza sentirti solo. Da solo rimandi, nel gruppo fai. L'AI spiega, le persone ti fanno agire.
Bella analisi. Sembra una corsa contro un nemico imbattibile e credo che perderemo.
Io nel mio piccolo cerco di focalizzarmi sulla mia interpretazione e associazione di fenomeni dando una angolazione che scelgo io. L'AI ti da accesso ad una montagna di dati e fa il lavoro sporco che un tempo dovevi far fare ad un pool di analisti. Non possiamo diventare tutti analisti ma se hai una competenza la puoi mettere sul piatto e giocartela. L'AI e' un formidabile amplificatore ma se non la sai governare si vede. Grazie per gli spunti
Grazie a te del feedback. Dare una propria lettura personale, magari basata su competenze specifiche è una soluzione possibile, e ho provato a mettere qualche esempio. Ma è un’asticella che si alza di giorno in giorno
E' vero. Pero' credo ancora nell'originalità delle interpretazioni. Il mercato del "how to" in effetti si sta tirando parecchio. Invece sento l'arrivo di quella interpretativa. Io ho una nicchia molto piccola in crescita di b2b ma sto notando anche dai social che c'è richiesta di attenzione scelta, appartenenza, risuono su certi temi. Quando parlo di "rented attention" per i brand e per le persone vado li. Sto analizzando questo fenomeno. Non ho risposte ma vedo segnali interessanti con grammatiche di acquisto non ancora scalabili e molto umane.
Gran bell'articolo, complimenti. Alla fine della lettura il mio cervello ha sintetizzato così: dobbiamo ricordarci di fare esperienze di spessore, per poi avere qualcosa da raccontare. Io sto delle giornate davanti al computer, non va bene.
Giusto, perché l’AI sarà sempre più brava di noi a stare “davanti al computer”!
Molto interessante, Andrea. Di una cosa sono certo. La mia newsletter non potrebbe mai essere scritta da un’intelligenza artificiale. I nessi e i collegamenti sono così distanti e imprevedibili che l’intelligenza artificiale dovrebbe conoscere la mia storia e soprattutto la mia biblioteca. E per fortuna non la conosce.
Grazie Roberto. Certo hai ragione: la scrittura creativa è l'ultimo step che verrà "copiato" dall'AI. Ma è una cosa che riesce a pochi, anche tra gli umani :)
Unica (piccola) precisazione rispetto a Il Post, mi sembra che il modello di sviluppo, effettivamente in evoluzione, si stia orientando non tanto a spostare le entrate su eventi e podcast, che comunque restano una quota parte marginale delle entrate, quanto a costruire una fidelizzazione delle persone abbonate, proprio perché accedono a vari vantaggi a condizioni agevolate; quindi eventi scontati, catalogo completo dei podcast e newsletter settimanali.
Qui è dove viene "spiegato bene" :D https://www.ilpost.it/2026/05/28/conti-post-2025/
si si concordo, leggo sempre il loro report annuale. Ma appunto per fidelizzare le persone gli spiegoni servono ormai a poco e vengono utilizzati prodotti meno "replicabili" come podcast, video, eventi etc
Come ricordi giustamente, le storie vere e personali solo l’unica cosa che un chatbot non potrà mai sostituire, almeno per come lo concepiamo adesso.
Se da una parte non serve quasi più saper scrivere per scrivere, dall’altra credo ci sia ancora un bisogno fondamentale di intuizione, ricerca della storia, avere qualcosa da dire.
Mentre l’asticella per emergere si alza e la qualità generale dei contenuti precipita, credo che abbiamo bisogno anche di un costante lavoro di vigilanza su noi stessi per non farci appiattire il cervello e delegare solo una certa parte del processo creativo.
una parte di me è felice perché per tanti l'asticella si abbassa, sono contento quando la creazione diventa più facile per tutti. Dall'altra parte però chi lo fa "per mestiere" deve procedere in direzione contraria con una certa decisione, operando la vigilanza di cui parli anche tu
Ci sono però analisi e analisi: l'IA non credo che possa arrivare a creare un contenuto paragonabile a quello scritto dopo aver sentito in background le persone del settore. Insomma, c'è speranza, immagino(?).
Certo Jessica, come racconto nel pezzo tutto ciò che si basa su esperienza personale, o dati di prima mano (provenienti dal mondo fisico) mantiene il suo valore. Ovviamente è più difficile creare questi contenuti rispetto a semplici riassuntoni da scrivania
e magari potrebbe anche avere un lato positivo
più aumentano i contenuti e più il livello per emergere si alza
Be', anche questo potrebbe essere positivo (sto facendo appello a tutto il mio ottimismo).