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Perché tutti vogliono aprire una newsletter? Oggi capiremo se quella di Substack è solo una moda e in che modo le newsletter cambieranno drasticamente nel 2026.
Prima però qualche aggiornamento rapido:
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2026: l’anno zero delle newsletter
Qualche giorno fa un ex collega chiedeva su Facebook: “Qualcuno sa che cos’è Substack?”. Nei commenti quasi 50 risposte di persone che spiegavano il funzionamento della piattaforma e la sua importanza.
Nel 2026 tutti vorranno avere una newsletter: gli addetti al settore, i brand e persino le superstar dello spettacolo.
Hanno iniziato a scriverne una investitori come Gary Vaynerchuk o Michael Burry, quello che scoprì per primo la crisi dei mutui subprime del 2008 (interpretato da Christian Bale nel film The Big Short).
Lo hanno fatto superstar come Rosalia, Bianca Balti e Charli XCX, che, post dopo post, firma belle riflessioni sul dietro le quinte del pop mainstream.
Hanno aperto il loro Substack editori come il Financial Times e il New Yorker.
Soprattutto sono arrivati i brand. Dalla piattaforma di incontri online Hinge, fino a Rare Beauty, marca di cosmetici di Selena Gomez.
In Italia Alessandro di Battista, che ha una newsletter da più di 30.000 abbonati, si è anche messo a pubblicare video. La presentatrice e creator Daniela Collu (Stazzitta) ha appena lanciato Micelio, newsletter molto curata che ha raccolto più di 4500 iscritti in un giorno solo.
Ma perché Substack, e le piattaforme concorrenti, sono diventate fondamentali per qualunque strategia di contenuto?
Cosa troverete in questo post:
Perché proprio le newsletter?
Nuovi metodi di monetizzazione
Newsletter sempre più social
Le persone seguono le persone
L’alternativa a Substack: beehiiv
Newsletter nel 2026: tre errori da evitare
Ecco tutto quello che bisogna sapere per utilizzare Substack al meglio oggi e farsi trovare pronti per ciò che accadrà nel 2026.
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🎤 MEGA Creator Masterclass
Mercoledì 21 gennaio alle 19:00 nella sala Polifunzionale della Fondazione Feltrinelli incontrerò e parlerò con Marcello Ascani: imprenditore, creator e tra i più importanti YouTuber italiani.
Attenzione però: non sarà una Creator Masterclass come tutte le altre, ma l’occasione di ritrovarsi tra tutti gli addetti al settore e appassionati di creator economy italiani.
Marcello Ascani, assieme a Michele Pagani e Alessandro Mininno, fondatori dell’agenzia Flatmates, ha scritto il libro Ogni brand è un creator. Presenteremo il loro testo e il mio Rivoluzione creator e affronteremo davvero lo stato della creator economy in Italia:
I brand possono competere con i creator?
Quanto conta il talento nell’epoca degli algoritmi?
È ancora possibile entrare nella creator economy e guadagnarci?
La creator economy è una bolla o una nuova infrastruttura economica?
Sarà una conversazione aperta e ci sarà spazio per le domande del pubblico.
🤝 Incontriamoci dal vivo
Al termine dell’intervista, avremo l’opportunità di conoscerci di persona: un momento dedicato al networking tra appassionati di digitale, newsletter e creatività per condividere impressioni, idee e fare due chiacchiere, un brindisi e una battuta.
Perché proprio le newsletter?
Il motivo principale è quello della “fuga dall’algoritmo”. La guerra per l’attenzione nelle piattaforme d’intrattenimento come Instagram e TikTok è insostenibile e diventa necessario investire in un’alternativa dove la comunicazione con la propria community non sia così fortemente mediata. Marchi, imprenditori e creator si sono stancati di costruire casa su un terreno in affitto e vogliono diventare proprietari della propria audience. Una delle rivoluzioni di Substack è garantire la portabilità dei propri contatti: se decidete di migrare altrove potete trasferire tutti i vostri iscritti.
Uno dei principali vantaggi dell’email è la sua inevitabilità, come ricorda Tyler Denk, CEO di beehiiv, uno dei principali concorrenti di Substack (ne parleremo dopo): “Non devi aprire Netflix e non devi guardare video su YouTube. Ma per quasi qualsiasi professionista che lavora, devi per forza entrare nella tua email per comunicare e fare business nel mondo reale. È questa la forza accentratrice che continua a riportare le persone sulla mail“.
La scrittura è una delle forme di content creation più sostenibili nel lungo periodo: mentre i formati video spingono a una produzione continua e spesso insostenibile, la newsletter permette di costruire una community con ritmi più umani e stabili.
L’email è un sole attorno cui le altre piattaforme finiscono per orbitare. Per questo sempre più creator, media e brand, provenienti da Instagram, TikTok e YouTube scelgono di usare la newsletter come luogo centrale della propria comunicazione, portando con sé la propria audience, raccolta altrove nel corso degli anni.
In Italia è successo con l’arrivo su Substack di Selvaggia Lucarelli, che ha creato un ponte tra la TV e le newsletter, cambiando gli equilibri della piattaforma, rendendola popolare presso un pubblico nuovo e permettendo a molti autori di essere scoperti.
Questo fenomeno è destinato a crescere rapidamente: l’arrivo di nuovi creator, anche molto ingombranti, sta già spingendo le piattaforme a rivedere struttura, regole e incentivi. Vediamo come.
Nuovi metodi di monetizzazione
Lo avevo scritto qualche mese fa e ora è successo: Substack sta testando un programma di sponsorship per i suoi autori. Lo ha dichiarato Hamish McKenzie, uno dei fondatori della piattaforma: “Durante la fase pilota, Substack si limita a facilitare i pagamenti e non trattiene alcuna percentuale. La struttura di lungo periodo verrà definita dopo aver raccolto insight e feedback da questa fase di test”.

Come successo per i creator su YouTube, Substack aiuterà gli autori a vendere la pubblicità nelle proprie newsletter, mettendoli in contatto con i brand tenendo conto di temi, tono di voce e grandezza del pubblico coinvolto. Si tratta di una rivoluzione: fino ad oggi l’unica forma di guadagno di Substack era quella di trattenere il 10% dagli abbonamenti a pagamento alle newsletter. Nel 2026 invece Substack diventerà simile ad un social network dove la gran parte dei ricavi proviene dalla vendita di pubblicità sui contenuti generati dagli utenti.
Se il meccanismo funzionerà, il miraggio di guadagnare in maniera automatica dalla propria scrittura attirerà un numero ancora più grande di aspiranti autori e creator, aumentando la velocità di crescita della piattaforma.
👉 In pratica: Se lavori su una newsletter (o la stai lanciando), non progettare la monetizzazione attorno a un solo flusso. Usa la newsletter come asset centrale e costruisci almeno 3 leve parallele: sponsorship (1–2 spazi chiari, non invasivi), prodotti proprietari (corsi, eventi, consulenze) e collaborazioni ricorrenti con brand affini.
Newsletter sempre più social
Substack, oltre a scrivere e inviare la propria newsletter, ha da tempo lanciato la sua sezione Note. Si tratta di una sorta di social network integrato, molto simile a X o Tumblr, dove gli autori e i lettori possono rilanciare i propri articoli, postare pensieri, foto e grafiche.
Ma qui nasce il paradosso: Notes richiede proprio ciò da cui molti stavano fuggendo quando sono arrivate su Substack, presenza quotidiana, tattiche di engagement, orari strategici di pubblicazione e il dover esserci con costanza.
Presentato come un utile accessorio, da qualche tempo, le Note sono diventate il vero motore di crescita per ogni newsletter. Substack cerca in tutti i modi di convincere gli utenti a scaricare la propria app, così da portarli a passare più tempo utilizzando il servizio. In cambio, dà agli autori la possibilità di guadagnare un gran numero di nuovi iscritti. Sempre secondo Hamish McKenzie dall’app sono arrivate più di 32 milioni di iscrizioni gratuite e quasi mezzo milione a pagamento.
Questo tentativo di costruire un giardino recintato diventa più forte ogni mese che passa. Da poco, quando una newsletter è troppo lunga per essere letta nella mail, Substack obbliga gli utenti a scaricare la propria app per leggerla fino in fondo.

👉 In pratica: Pianifica un sistema sostenibile: 1 invio a settimana + 2–3 interventi sulle Note (rilanci, commenti, connessioni). L’obiettivo non è produrre di più, ma farti scoprire dalle persone giuste.
Le persone seguono le persone
Se Substack sta diventando una piattaforma più social allora anche l’autore di una newsletter, e non solo il suo contenuto, diventa sempre più importante. I social ci hanno già insegnato che le persone seguono altre persone, non i brand. Con l’arrivo dell’AI e l’aumento del rumore di fondo, questo principio diventa ancora più centrale.
Anche in una newsletter c’è bisogno di essere riconoscibili e connessi. Non a caso, sin dal suo inizio, uno degli strumenti di crescita più importanti di Substack è stato quello delle raccomandazioni tra newsletter, basato proprio sulla capacità di creare un network, più che sulla natura dei contenuti pubblicati.
👉 In pratica: Per entrare in confidenza con il vostro pubblico, inviate almeno una newsletter a settimana. Scrivere, però, non basta: smetti di pensarti solo come autore e inizia a pensarti come nodo di una rete. Condividi le newsletter del tuo network, raccomanda autori appena arrivati in piattaforma, diventa un buon vicino di casa.
L’alternativa a Substack: beehiiv
Substack non è l’unica piattaforma che permette la creazione di newsletter e, proprio per le sue evoluzioni discusse fino a qui, è utile conoscere la sua alternativa principale verso cui, in caso, sarebbe possibile migrare, portando con noi tutti i nostri iscritti.
beehiiv non è un semplice servizio di newsletter, ma a differenza di Substack che ha puntato sull’aspetto social, ha sviluppato un forte aspetto tecnologico e di prodotto e oggi si definisce “Il sistema operativo della content economy”. beehiiv non trattiene una percentuale delle sottoscrizioni degli utenti, ma basa il proprio modello di business su un abbonamento mensile in cambio di servizi, proprio come Office o Adobe.
Qualche settimana fa beehiiv ha tenuto un grande evento annunciando il lancio di 10 nuove funzionalità tecnologiche tra cui la possibilità di vendere prodotti digitali, di costruire siti con strumenti di Vibe Coding o di distribuire podcast, oltre a un network pubblicitario, lo stesso che Substack si sta apprestando a imitare. Particolarmente interessante è la funzione Dynamic Content che permetterà agli autori di una newsletter di targetizzare i propri contenuti a seconda di diversi segmenti di audience. Potrebbe ad esempio essere possibile pubblicare una newsletter diversa per i vostri lettori di Milano e una per quelli di Roma.
👉 In pratica: beehiiv è adatto a media, brand e creator strutturati. Valuta beehiiv se il tuo obiettivo è scalare come prodotto, non solo come autore.
Newsletter nel 2026: tre errori da evitare
Lo scenario si appresta a cambiare diventando molto più competitivo. Che tu abbia già una newsletter o ti appresti a lanciarne una, ci sono tre errori che devi evitare di commettere.
Le newsletter non sostituiscono tutto il resto: anche se continuano ad aggiungere funzionalità, le piattaforme per l’invio di newsletter non possono sostituire quelle d’intrattenimento in cui si ferma la stragrande maggioranza delle persone. Avrete ancora bisogno di essere attivi su Instagram, TikTok o Linkedin perché è lì che gli utenti vi scopriranno. Il vostro obiettivo sarà riuscire a convincerli a seguirvi nel vostro territorio, dove sarete voi a dettare le regole.
Non esistono solo gli abbonamenti: con l’ingresso della pubblicità programmatica e delle sponsorship facilitate dalle piattaforme, il vero valore nel 2026 sarà nelle grandi audience gratuite, appetibili per i brand. Se fino ad oggi per guadagnare era naturale proporre un abbonamento ai propri lettori, in futuro le newsletter più efficaci saranno quelle gratuite. Saranno il luogo dove raccogliere la nostra community, che potremo poi monetizzare in altro modo: con la vendita di prodotti fisici o digitali, l’organizzazione di eventi o la vendita di spazi pubblicitari a fronte di un numero sempre crescente di lettori gratuiti.
Evoluzione forzata: Substack sta per cambiare e va fatta una scelta: adattarsi e crescere insieme alla piattaforma o preservare una visione diversa e spostarsi altrove (ma dove?). La verità è che non basta più essere dei semplici autori, ma bisogna diventare dei veri creator. Video editing, social strategy nelle Note, community management: non tutti vorranno abitare questo nuovo mondo delle newsletter, ma per chi lo farà la ricompensa potrebbe essere alta.
Nel 2026 tutti avranno una newsletter. Pochi avranno un media. La differenza sarà tutta lì.
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Mi piace molto questa newsletter! Grazie per aver condiviso questa riflessione. Al netto di ciò mi spiace solo constatare che alla fine stiamo fuggendo dai social per entrare in un posto più “umano” - come può essere Substack con le varie newsletter - ma ci ritroveremo presto nuovamente in un sistema molto più “social” con pubblicità, sponsor, creator e tanta fuffa. Spero il più tardi possibile e nel frattempo continuo la ricerca di nuove newsletter interessanti :)
Bentrovato Andrea. Sempre fantastico