8 Commenti
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Avatar di Carlotta Bassi - PO

Articolo davvero interessante, da leggere più volte per cogliere i vari spunti su cui lavorare. Io, sicuramente, ho molto da fare!

Avatar di Giacomo Frigerio

Regola per i nuovi media: non conta più cosa dici ma quanto e come lo dici: in un mondo dove veniamo costantemente sottoposti a centinaia di migliaia di micro contenuti ogni giorno vincono quelli che sanno monopolizzare al meglio la nostra attenzione.

Avatar di Andrea Girolami

mi fa pensare alla strategia di un personaggio come Donald Trump, che in effetti si è dimostrato capace di emergere dal rumore di fondo

Avatar di Giacomo Frigerio

Trump ma anche Fedez, Selvaggia Lucarelli ma anche Josè Mourino: tutte persone che sanno parlare e far parlare. Sui giornali sportivi o pagine di calcio italiane si parla ancora di Mario Balotelli che praticamente non è nemmeno più un professionista.

Penso che i contenuti che funzionano si dividano in contenuti di nicchia per un pubblico ristretto e interessato, contenuti generalisti ma estremamente divisivi.

Avatar di Giuseppe A. D'Angelo

Da meridionale avevo tante aspettative sul pezzo di "debunking" sul South Working aspettandomi chissà quale inchiesta sulla mancanza dei servizi o le differenze antropologiche; e quello che ho letto è la lamentela di un tizio che stava scomodo con la schiena sulla sedia della casa e non è riuscito a sc*pare. Perdonami, Andrea, ma non potendo lamentarmi altrove di tanta pochezza devo sottolineare qua che questa newsletter si è sempre distinta anche per la qualità dei suoi link, e che sarebbe meglio andare oltre il titolo prima di condividere alcuni articoli (sempre detto con il massimo rispetto per il tuo ottimo lavoro che rende la tua NL una di quelle che attendo di più).

Avatar di Andrea Girolami

Forse perché non sono coinvolto in prima persona ma avevo trovato l’articolo divertente, mi sembra un pezzo un po’ gonzo senza presunzione di fare un reportage

Avatar di Emanuele

Il problema del primo punto è che stai creando valore su cui però non hai nessun controllo, non puoi possedere una persona. Un giornale investe tempo e denaro per far diventare riconoscibile un giornalista e lui dopo un anno decide di diventare indipendente. Mi sembra che si sia anche parlato in questa newsletter di Alessandro Beloli e Olimpia Peroni, che hanno lasciato Geopop e Fanpage, e possono fare poco per impedirlo. Per dire, Fanpage aveva il podcast ULTRASTORIE, ma nulla può fermare Peroni dal farne un altro cambiando titolo (e coinvolgendo anche la comunità nella ricerca del nuovo titolo, e si ritorna al tema della parasocialità...). Forse il trucco è far diventare così tante persone riconoscibili che nessuno diventa troppo impattante da solo (cosa che per dire succede col Post che, d'altro canto, ha molti articoli non firmati)

Avatar di Andrea Girolami

ciao Emanuele, quel che dici è giusto ma penso che i media debbano venire a patti col fatto di "non poter possedere una persona" come dici tu. Si deve costruire una partnership tra brand e creator, media e personaggio in modo che entrambi siano soddisfatti dello scambio di valore, altrimenti la cosa non funziona. Anche l'esempio del Post che dici tu, pur virtuoso, dipende pesantemente da uno Stefano Nazzi e ancor di più da Costa che non a caso è diventato direttore