La viralità è morta. Ecco cosa l'ha sostituita
Se fare un milione di view non è più così difficile, l'obiettivo diventa un altro.
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Abbiamo passato anni a riempirci la bocca del termine virale, tanto che oggi la parola non ha quasi più senso. I parametri per giudicare il successo di un progetto o di un contenuto sono ormai altri. Prima di approfondire l’argomento di oggi però una piccola serie di aggiornamenti:
🎟️ La Creator Masterclass di Camihawke del 7 maggio a BASE, Milano è sold out. Potete entrare nella lista d’attesa, qualche posto si libera sempre.
🎤 Il 7 maggio parte anche l’Heroes Festival con un live di Martha Da’Ro e Lina Simons a registrazione gratuita sempre negli spazi di BASE. Dopo ci trovate lì.
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In collaborazione con Music Innovation Hub
Registrati gratis alla prima di Heroes Festival
Mercoledì 7 maggio 2025, negli spazi di BASE a Milano, torna Heroes Festival con un concerto a registrazione gratuita fino a esaurimento posti.
Sul palco saliranno Martha Da’Ro, artista multidisciplinare belga-angolana con un mix tra R&B, electrosoul e blues. In apertura Lina Simons, rapper napoletana di origini nigeriane che porterà sul palco la sua verve ironica e graffiante.
Heroes Festival è un evento di musica, innovazione e responsabilità sociale, prodotto da Music Innovation Hub, prima impresa sociale in Italia a realizzare progetti innovativi e responsabili nel settore musicale.
Registrati ora gratuitamente su DICE per il live del 7 maggio di Martha Da'Ro e Lina Simons
La grande truffa della viralità
Anni fa lavoravo per questo editore che aveva escogitato un trucco diabolico per aumentare il numero delle visualizzazioni dei propri video. Ogni volta che un utente entrava in un sito del gruppo, si apriva automaticamente una tab di navigazione nascosta, sotto quella principale, in cui partiva la riproduzione automatica di un video.
I lettori non si accorgevano di quello che stava succedendo, ma in questo modo, le visualizzazioni totali dei video aumentavano drasticamente, per la felicità di chi doveva vendere la pubblicità che veniva associata.
Il problema di gonfiare i risultati dei propri contenuti è vecchio quanto internet, ma negli ultimi anni sembra essersi aggravato. Colpa della moltiplicazione delle piattaforme e dei contenuti per cui, in una continua gara al rialzo, un video diventa degno di essere visto solo se raggiunge un certo numero di visualizzazioni o riesce a battere quello che è stato pubblicato pochi minuti prima.
Se ne sono accorti anche quelli di YouTube che hanno recentemente cambiato il modo in cui vengono conteggiate le visualizzazioni degli Shorts. Se prima bisognava vedere qualche secondo di un video perché questo contasse come una view, adesso basta che un contenuto compaia nel feed, facendo salire immediatamente i numeri di tutti i contenuti della piattaforma.
Non passa giorno senza che le prime pagine dei siti quotidiani scrivano dell’ennesimo imperdibile fenomeno virale, ma l’effetto è quello di un al lupo al lupo a cui non crede più nessuno.
Come mai la parola virale sembra aver perso il suo significato?
Che cosa conta davvero come visualizzazione nelle piattaforme di intrattenimento?
Quando le view smettono di avere valore, che cosa diventa davvero importante per chi crea contenuti digitali?
Inflazione virale
Un tempo fare 1 milione di visualizzazioni era certificazione di viralità. Solo pochi contenuti eccezionali raggiungevano queste cifre e la notizia faceva il giro della rete, finendo sulle prime pagine dei giornali.
Oggi molti videoclip trap ammassano 1 milione di view in pochi giorni (Sfera e Shiva ce ne hanno messo uno) e video di creator indipendenti come Ale Della Giusta raggiungono queste cifre quasi con ogni video che pubblicano.
Nel 2012 il videoclip di Psy, Gangnam Style, era diventato un caso mondiale raggiungendo nel tempo la cifra record di un miliardo di visualizzazioni totali. Oggi il canale di MrBeast, lo youtuber più seguito al mondo, totalizza, tra video brevi e lunghi, quasi un miliardo di visualizzazioni ogni settimana.

Questa inflazione delle visualizzazioni, per cui i numeri crescono, ma il valore di ciascuna view diminuisce, ha diverse cause.
Quello principale è stato il cambio dell’algoritmo delle piattaforme. Con l’arrivo di TikTok, che tra tutte è quella che spara i numeri più grossi, il criterio per dare visibilità ad un contenuto è diventato quasi esclusivamente quello dell’engagement, molto più del numero dei follower di chi lo pubblicava, decisione che ha esasperato e velocizzato il processo produttivo.
Oggi poi, rispetto al passato, si producono e consumano molti più contenuti, soprattutto brevi. Secondo le statistiche un adulto americano utilizza TikTok 55 minuti al giorno (!) che equivalgono a circa 1000 video visti. Si tratta di un aumento indiscriminato della quantità di visualizzazioni che però risultano molto meno memorabili.
Guerra all’ultima view
Riuscire ad avere una metrica oggettiva per misurare il proprio valore, davanti ai propri pari e agli inserzionisti, non è un problema nuovo. Già nel 1962 Luciano Bianciardi, che vedeva nascere la futura classe creativa, ne scriveva nel suo romanzo “La vita agra”.
"Nei nostri mestieri è diverso, non ci sono metri di valutazione quantitativa. Come si misura la bravura di un prete, di un pubblicitario, di un PRM? Costoro non producono nulla, né trasformano. [...] Il metodo del successo consiste in larga misura nel sollevamento della polvere".
Per questo per i creator, ma anche per i brand e gli editori, le visualizzazioni sono la principale moneta di scambio. Si cerca di diventare virali per alzare la polvere e dimostrare un valore altrimenti difficilmente misurabile. Sappiamo tutti quanto sia più importante la densità della propria community o la sua capacità di conversione, ma sappiano anche che questi criteri sono più difficili da quantificare rispetto ad un semplice numero totale di view.
Le view sono una menzogna condivisa da tutti: i brand vogliono giustificare i loro investimenti, i creator vogliono dimostrare la propria superiorità.
Che cos’è davvero una view?
Le view però, che dovrebbero essere l’unità di misura dell’attenzione online, sono un concetto piuttosto fumoso, a cui ognuno dà un’interpretazione diversa.
Già nel 2016, secondo una causa intentata contro Facebook presso il tribunale federale della California, le metriche di visualizzazione di alcuni video erano state gonfiate artificialmente fino al 900%. Nel 2019 Facebook ha risolto la questione pagando una penale da 40 milioni di dollari.
Esaminiamo allora, grazie anche al lavoro di The Verge, il significato del termine visualizzazione per ciascuna delle principali piattaforme. Quello che emerge è come nel tempo la differenza tra view (chi guarda un contenuto) e impression (chi lo ha visto solo scorrere nel feed) sia quasi sparita.
TikTok: conta una visualizzazione non appena il video parte, anche per un attimo, e ogni replay automatico viene conteggiato come view separata.
Instagram: vale la stessa misurazione di TikTok, qualsiasi video compare mentre scrollate nel vostro feed, quella conta come una visualizzazione.
Facebook: definisce come visualizzazione “Il numero di volte in cui un reel o un video è stato riprodotto, più il numero di volte in cui foto o testo sono stati visualizzati sullo schermo”. Definizione confusa che viene poi spacchettata, in maniera non visibile a tutti però, in: “Visualizzazioni da tre secondi” (chi ha cliccato almeno play) e “Visualizzazioni da un minuto” (chi ha visto effettivamente il contenuto).
X (Twitter): se il video è in play per almeno due secondi e metà del player è visibile nello schermo conta come una visualizzazione. Trattandosi di video che partono automaticamente anche in questo caso l’equazione tra view e impression è totale.
YouTube: tradizionalmente una view su un video lungo viene calcolata dopo 30 secondi, anche se questa durata specifica non è presente nella documentazione ufficiale. Gli Shorts, come già detto, si allineano alle altre piattaforme di video verticali e calcolano ogni apparizione nel feed come singola view.
C’è vita oltre le view
Quando il prezzo della merce che proponiamo (le view), precipita è il momento di iniziare a vendere qualcos’altro.
Il problema non è solo che i numeri sono gonfiati, ma anche che, mentre la quantità di contenuti esplode, non abbiamo più tempo per consumarli: il totale di ore dedicate ai media si è appiattito perché abbiamo già riempito di video, reel e meme ogni interstizio possibile delle nostre giornate.

Per questo diverse aziende hanno iniziato a basare la propria comunicazione sulla profondità del rapporto che li lega ai propri utenti, più che sul numero totale di abbonati o di visualizzazioni che raccolgono.
Da inizio 2025 Netflix ha smesso di comunicare il numero dei suoi abbonati, concentrandosi sul valore estratto da ciascuno. Il prezzo dell'abbonamento negli USA è aumentato da 7,99 a 13,99 dollari in 13 anni senza provocare una fuga degli utenti, anzi il suo tempo di utilizzo sulle TV connesse è doppio rispetto a quello di tutti i competitor combinati (Amazon Prime, Disney, Hulu). Per mantenere questo vantaggio, Netflix espande costantemente la sua offerta con eventi in diretta e videogiochi nella sezione Games

Quella del prezzo degli abbonamenti di Netflix è una scalata che è appena iniziata, come conferma anche Greg Peters, uno dei due co-CEO della piattaforma: "Attualmente guadagniamo solo il 6% delle opportunità di ricavo nei paesi e segmenti che serviamo. Finché continueremo a migliorare la varietà e la qualità dei nostri contenuti televisivi e cinematografici, e a espandere gradualmente l'offerta con nuovi tipi di contenuti, crediamo che saremo in grado di aumentare quella quota progressivamente ogni anno".
Dalle view al tempo speso
Anche Spotify segue la stessa strategia, espandendo progressivamente la sua offerta: dalla musica ai podcast, agli audiolibri, fino ai recenti video podcast, tutto per massimizzare il tempo di permanenza e giustificare futuri aumenti di prezzo.
Anche gli editori fanno la stessa cosa: il New York Times ha capito che vincere la gara per il miglior giornale del mondo non basta e, oltre a quella per le news, ha lanciato un'app dedicata ai giochi, una per la cucina e una per i contenuti audio. Il risultato è che oggi gli utenti passano più tempo con questo tipo di servizi che leggendo le ultime facezie di Donald Trump.

Seguendo l'esempio delle piattaforme streaming e degli editori, anche i creator stanno trasferendo le community dalle piattaforme social tradizionali a spazi come Kajabi, Circle o Discord, dove la propensione a spendere dei follower è più importante del loro numero totale, privilegiando la capacità di generare reddito rispetto alle visualizzazioni accumulate.
Per aumentare il lifetime value (LTV) di ciascun seguace, molti creator differenziano sempre di più le proprie attività. Il già citato youtuber Alessandro Della Giusta non si accontenta dei guadagni provenienti dalle visualizzazioni dei video e sta per esordire con un tour teatrale con biglietti intorno ai 30 euro, percorso simile a quello del giornalista-creator Stefano Nazzi che, senza essere un volto televisivo, è riuscito a vendere più di 50000 biglietti per la versione live del suo podcast Indagini.
All’estero, creator come Ali Abdaal e Jay Clouse sono alla guida di community online a pagamento che garantiscono introiti nell’ordine di diversi milioni di dollari annui.
Insomma, che voi siate gli amministratori delegati di un’azienda da migliaia di dipendenti o gli imprenditori individuali responsabili della vostra fortuna è ancora soltanto una questione di qualità.
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🎟️ La Creator Masterclass di Camihawke è sold out
La Creator Masterclass di Camihawke è sold out. Potete entrare nella lista d’attesa, qualche posto si libera sempre.
🎤 Creator Masterclass
Mercoledì 7 maggio, alle 19:00, nello spazio La Capsula presso le musicRooms di Base Milano, incontreremo e parleremo con Camilla Boniardi, alias Camihawke, una delle creator italiane più amate e seguite.
Camihawke è un talento multi piattaforma. Instagram, TikTok, Spotify o YouTube: non c’è social che Camilla non abbia conquistato, creando una fanbase fedele che ha coinvolto anche in un tour teatrale di enorme successo.
Con lei parleremo di:
Come diventare più forte di qualunque algoritmo
Come costruire una community che esiste anche fuori dallo smartphone
Cosa significa essere, volenti o nolenti, il volto di una generazione.
Sarà una conversazione aperta e ci sarà spazio per le domande del pubblico.
🤝 Incontriamoci dal vivo
Al termine dell'intervista, avremo l'opportunità di conoscerci di persona: un momento dedicato al networking tra appassionati di digitale, newsletter e creatività per condividere impressioni, idee e fare due chiacchiere, un brindisi e una battuta.
Evento privato gratuito, per prenotare il tuo invito clicca qui o usa il tasto qui sotto.
Grazie alla produzione di NOP-NOP e alla collaborazione di La Capsula e Music Innovation Hub.
📺 Guarda la Creator Masterclass di Cooker Girl
Con Cooker Girl abbiamo parlato di:
L’importanza della scrittura per chi produce video
Come nascono i suoi video (chi monta, chi edita, come scegliere l’incipit giusto)
Come sono divisi i suoi guadagni
Come ha affrontato, e superato, il suo burnout
Guarda tutte le Creator Masterclass.
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Uso TikTok per trovare clienti: il top assoluto sono le live. In un'ora di live arrivano un sacco di follower e mi piace molto che lascio un numero per contattarmi su WhatsApp e non ho avuto manco uno spam e pochissimi che contattano a cazzo. Il 99% gente più o, meno interessata, ovviamente da scremare, ma almeno qualche cliente pagante arriva ogni settimana. Adoro TikTok
"Scrolling Infinito è la 25esima" WOOOO complimenti!! :)