Fedez e Corona: come YouTube si mangia la TV
Un grafico racconta cosa succederà nei prossimi 5 anni.
La presenza di Giorgia Meloni nel podcast di Fedez e Mr. Marra è la punta di un iceberg, molto più grande, che in pochi hanno visto. La maggior parte delle analisi dei giorni successivi si sono concentrate sull’aspetto giornalistico o politico dell’evento, ma quasi nessuno ha osservato il fenomeno nel complesso.
Quando personaggi e attenzione collettiva si spostano fuori dalla TV si muovono anche talent, pubblico e investitori. Lo scoop di Pulp Podcast, o gli sbrocchi da milioni di views di Fabrizio Corona, sono il sintomo di un cambiamento che avrà conseguenze sul futuro dei media.
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Oltre l’auditel: come i podcast hanno rubato la seconda serata
A fine dello scorso anno, nel podcast Actually, mi hanno chiesto una previsione per il 2026 dei media. Ho risposto che sarebbe stato l’anno dello spacchettamento totale, anche in Italia: i media tradizionali hanno vissuto a lungo in una camera iperbarica, ma ora la pressione esterna sta entrando.
Il fenomeno è iniziato negli Stati Uniti: giornalisti e anchorman televisivi hanno lasciato i loro posti di lavoro nelle grandi emittenti per mettersi in proprio. Piers Morgan, Tucker Carlson, Don Lemon, Megyn Kelly sono i più famosi, ma la lista potrebbe andare avanti a lungo. Lo star system prende nota e si adatta velocemente, oggi nessuno si sorprende nel vedere Michelle Obama o Leonardo DiCaprio ospiti di un podcast su YouTube.
Gli spettatori della TV via cavo americana sono diminuiti del 39% tra il 2021 e il 2025 e molti show del daytime o della seconda serata sono diventati troppo costosi per la TV, migrando su YouTube dove la produzione è più economica, ma il pubblico è ugualmente numeroso.
In Italia la televisione lineare ha un calo inferiore a quello di altri paesi ma, secondo le analisi dello Studio Frasi, nel 2025 il totale ascolti degli editori tradizionali è sceso del 3%. Quest’anno anche il successo del Festival di Sanremo è sembrato appannato: secondo gli stessi analisti l’edizione 2026 infatti “occupa la 32ma posizione sulle 40 disputate nell’era Auditel”.
Intanto l’access televisivo è diventato, in termini di orari e ascolti, la nuova prima serata: “Affari tuoi” o “La ruota della fortuna” terminano oltre le 21:30. La prima serata di una volta (le fiction, i reality) inizia sempre più tardi e spesso perde pezzi. Per effetto di questo slittamento quella che era la seconda serata è sparita dalla TV lineare e si è trasferita in blocco su YouTube.
Alessandro Cattelan, Victoria Cabello, Diletta Leotta, Giulia Salemi e Daria Bignardi hanno lanciato i loro format indipendenti, invitando gli stessi ospiti che avrebbero avuto in TV, con costi di produzione infinitamente minori.
Nel breve periodo tutto sembra andare come sempre, ma è sulla lunga distanza che ci si rende conto di come i consumi cambiano. La disruption delle piattaforme digitali verso la TV è iniziata con le interviste dei podcast, ma si sta velocemente spostando verso altri format.
Questo grafico racconta il futuro
Le tecnologie disruptive sono innovazioni che producono prestazioni peggiori, almeno nel breve periodo, ma che portano sul mercato una proposta di valore diversa da quella disponibile in precedenza. I prodotti basati su tecnologie dirompenti sono tipicamente più economici, più semplici, più piccoli e, spesso, anche più comodi da usare.
YouTube è stata vista per molti anni come una piattaforma di gatti che suonano il piano, meme e poco altro. Poi, col tempo, è iniziata la disruption: il prodotto ha cominciato a migliorare ad un ritmo sempre più veloce, rubando fette di mercato al principale competitor: la TV tradizionale.

Osservate con attenzione la linea rossa del grafico: i contenuti di YouTube conquistano prima i consumatori meno esigenti, cioè i bambini, per poi risalire la curva delle prestazioni e affrontare il secondo segmento meno esigente, quello degli spettatori dei reality show che hanno trovato nei format di creator come MrBeast o Kai Cenat surrogati efficaci e sempre a portata di mano. L’intelligenza artificiale potrebbe accelerare ulteriormente la scalata verso l’alto.
Facciamo un gioco e immaginiamo una versione di questo grafico per lo scenario media italiano: la scala del fenomeno è diversa ma la traiettoria è la stessa.
Il grafico è illuminante ma non va preso alla lettera. YouTube è un’approssimazione per tutte le piattaforme digitali, così come RAI e Mediaset sono approssimazioni per la TV lineare e i media legacy. Canali come Me contro Te, Basement di Gianluca Gazzoli o Pulp Podcast sono simboli di una disruption che è partita dominando un target meno esigente e più giovane ma che sta velocemente risalendo verso format più articolati come interviste, factual e talk d’informazione. Geopop ha ormai una awareness paragonabile a quella di Alberto Angela e quando cerchiamo un contenuto legato alla comicità è difficile non incrociare un video del podcast Tintoria. La reazione indispettita dei salotti TV all’episodio di Pulp Podcast con la Meloni dimostra che la minaccia è reale e percepita da tutti gli attori in campo.
Da un lato le piattaforme sono sempre più capillari nelle nostre vite e un iPhone ha una capacità video sufficiente per girare un film, figuriamoci un podcast. Dall’altro, per intervistare Luca Argentero, Valentino Rossi o Paolo Bonolis non serve più uno studio televisivo né un team tecnico di 50 persone.
Nel momento in cui il pubblico percepisce come sufficientemente professionale una produzione più leggera, il vantaggio della TV smette di stare nella tecnica e resta solo nella distribuzione e nella forza commerciale.
Cosa accadrà nei prossimi 5 anni
Il prossimo livello della disruption delle piattaforme nei confronti della TV tradizionale sarà quello dei contenuti scripted, ovvero quelli basati su una sceneggiatura, storicamente più costosi e complessi da produrre.
Negli Stati Uniti è già successo, creator come Alan’s Universe, Kinigra Deon o Dhar Mann creano già micro serie TV pensate per le piattaforme digitali e per farlo hanno costruito studi di posa e case di produzione YouTube-centriche. Come i podcast non sono uguali ai talk show televisivi, così anche i contenuti scripted destinati a YouTube e Facebook sono più brevi, caotici e surreali di quelli che consumiamo nei canali di TV lineare o nelle piattaforme streaming, vedremo se per una nuova generazione di spettatori saranno abbastanza buoni da settare un nuovo standard.

Quando vedremo la prima serie scripted italiana nativa per YouTube? Forse esiste già e io non la conosco. Se fossi un editore di new media o un’agenzia di creator inizierei a scandagliare la rete alla ricerca di un ragazzo o una ragazza che stanno sperimentando in questa direzione. Su scala più piccola rispetto agli USA, anche qui c’è un oceano blu da conquistare in pubblico e ricavi pubblicitari.
La pubblicità è l’ultima frontiera
Secondo Neal Mohan, CEO di YouTube, nella nuova televisione ci saranno anche gli shorts verticali: “Sì, le persone li guardano in TV”, ha scritto in una recente lettera agli investitori. Non a caso Instagram ha lanciato la sua app per smart TV e TikTok ha iniziato a proporre una nuova soluzione pubblicitaria chiamata “Prime Time”, in cui una serie di spot si susseguono in un breve intervallo di tempo, in modo simile a quello che succede nelle TV lineari da decenni.
Sul fronte pubblicitario le piattaforme hanno un vantaggio tecnico che la TV lineare non ha: presto i creator di podcast su YouTube e Apple Podcasts potranno gestire le inserzioni dei propri contenuti in autonomia tramite la tecnologia “Dynamic Ads”. Fino ad oggi ogni spazio promozionale non programmatico era incastonato all’interno del singolo video, presto ogni creator potrà organizzare il proprio bacino di spazi pubblicitari in maniera libera, come succede al palinsesto di qualunque emittente TV. Inserire sponsorizzazioni aggiornate in video pubblicati anni fa, senza doverli rieditare, permetterà ai creator di monetizzare in maniera molto più efficiente l’archivio dei loro contenuti.
Mentre YouTube e le altre piattaforme vogliono il nostro tempo davanti alla TV, non accettano però di sottostare alle regole delle emittenti tradizionali, soprattutto in materia di rilevazioni. In Italia il garante AgCom ha appena annunciato di voler introdurre un nuovo meccanismo di certificazione per monitorare i dati delle piattaforme d’intrattenimento e streaming, la misurazione degli “ascolti” sarà affidata a una struttura terza, l’Audicom.
In Inghilterra YouTube è in conflitto con le società che si occupano di misurare le audience dei contenuti video perché, secondo l’azienda, stanno violando i suoi termini di utilizzo. Ma, come dice Nick Tong del centro media Mediaplus UK: “YouTube deve accettare di essere misurata come la TV, se vuole ottenere i budget della TV”.
Più la disruption delle piattaforme verso la TV aumenterà e più i contrasti tra i due mondi si inaspriranno. Per capire l’entità di un fenomeno il modo migliore è sempre quello di seguire la scia dei soldi e, su questo fronte, la guerra è appena iniziata.
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Freaks e Lost in Google sono stati veramente prodotti "troppo avanti" per il periodo in cui sono usciti su YouTube...! 😁
Sto facendo un rewatch di The good wife (2010) e tutto quello che accade lo vedono su una sorta di YouTube. Non ci sono televisioni!