19 Commenti
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Avatar di Giuseppe A. D'Angelo

Da lettore della tua newsletter e da utente e creator di Substack, mi sento quasi orgoglioso al posto tuo che la responsabile italiana della piattaforma abbia scelto te per la prima intervista: è un enorme riconoscimento per tutto il lavoro che hai svolto negli anni anche per studiare questa piattaforma a beneficio di noialtri che la usiamo.

Complimenti anche per le domande molto pertinenti e incalzanti!

L'approccio alla traduzione dei contenuti mi incuriosisce molto: sarebbe fantastico se potessi fare un approfondimento da questo punto di vista. Avevo separato il mio pubblico straniero da quello italiano con l'idea di creare due newsletter differenti non solo per lingua, ma anche per contenuti. Ma già faccio fatica a seguire quella italiana, quella inglese l'ho invece abbandonata, col risultato che i contatti stranieri non l'hanno mai più ricevuta dopo un paio di numeri. Sarebbe invece ottimo accorpare i pubblici e pensare a una strategia editoriale di contenuti che possa interessare entrambi i pubblici indipendentemente dalla lingua. Staremo a vedere!

Avatar di Andrea Girolami

Grazie Giuseppe, penso che anche da parte di Substack sia molto intelligente equiparare “nei fatti” le newsletter della loro piattaforma a media ufficiali.

Per quanto riguarda le traduzioni ho provato a fare qualche ipotesi alla fine del post ma vedremo quando saranno attivate come andrà davvero.

Avatar di insopportabile

Molto interessante, al di là dell'hype e dell'ansia da monetizzazione che muove le mandrie di affamati di abbonamenti. Io ho trovato un modo diretto e comodo per gestire ciò che ho da scrivere con la giusta attenzione. Speriamo che non si perda di vista il fulcro delle relazioni mediate dallo strumento. In bocca al lupo a Chiara Santoro.

Avatar di Martina Caiazzo

Molto interessante questa intervista a Chiara Santoro. Felicissima di essere qui su Substack con un mio progetto editoriale, ho molta fiducia che sia nel posto giusto per fiorire!

Avatar di Gabriele Parpiglia

Bellissima intervista 👏

Avatar di Raffaella | The Green Kitchen

Grazie per questa intervista, molto interessante. Da poco ho spostato la mia newsletter da Kit a Substack e non sono ancora sicura che sia stata la scelta giusta. Speriamo!

Avatar di Giuseppe A. D'Angelo

Ciao! Posso chiederti cosa ti ha spinta al cambiamento? Avevo dato un occhio a Kit come alternativa a Substack, ma non ho mai approfondito davvero.

Avatar di Raffaella | The Green Kitchen

Ho voluto provare Substack per la possibilità che offre di crescita organica e perché è gratuito. Su Kit spendevo centinaia di euro.

Certo, Kit offre molti tool utili che qui non ci sono....

Avatar di Giuseppe A. D'Angelo

Sì, la differenza è scegliere tra strumenti di mailing list seri (e una lista contatti che non si limiti solo all'indirizzo email) e una piattaforma in stile social per la connessione con altri creator. Si guadagna da una parte e si perde dall'altra, purtroppo non esiste la piattaforma perfetta perché i modelli di business si basano su concetti differenti. Magari Substack correggerà il tiro su molte altre cose per essere più competitiva, ma la vedo dura. Sono troppo concentrati ad attirare creators nella rete social, che a fornire un servizio di mail marketing.

Avatar di Riccardo D'Uggento

Wow quante belle notizie!

Avatar di Matteo Cerri

Ottima intervista. Complimenti. Mi incuriosisce, in qualche modo, la ‘pressione’ agli abbonamenti a pagamento, che oggettivamente sono pochissimi su tutti i media in Italia e fatico a credere potranno mai essere fonte di reale reddito - a parte alcuni fortunati.

Trovo odioso che Substack si inserisca sul database della mia community (con oltre 170 mila lettori su 4 newsletter a volte ho avuto dei ripensamenti…) e mi tengo ben strette alcune alternative/ piano B.

Ma è assolutamente vero che è uno strumento formidabile, economico e spero che non venga invaso da venditori di corsi motivazionali o pseudo influencer da instagram - e notes mi fa temere in tal senso.

Avatar di Andrea Girolami

Credo che l’apertura ad altre forme di monetizzazione sia quasi obblligata, su territori più piccoli come l’Italia c’è un grosso limite agli abbonamenti che si possono produrre

Avatar di Matteo Cerri

E sinceramente non ci vedo un grande problema… sempre che rimanga un limite ben preciso sulla disponibilità dei nostri abbonati. Per molti dei miei fin troppe mail di letture ‘terze’ dopo avermi seguito su Substack per esempio.

Avatar di Tremal-Naik

Il giorno in cui questo piano di espansione si realizzerà coinciderà con il momento ideale per mollare substack, farsi una mailing list privata, e continuare lì.

Avatar di Zakaria Yassin

Allora vedo che sono arrivato nel momento giusto, con l’inaugurazione di una sede italiana.

Da scrittore scappato da una dittatura, penso che sostenere l’indipendenza economica di chi scrive, fa arte o giornalismo sia un ideale molto positivo per proteggere i valori della libertà di pensiero e di espressione e, soprattutto, l’integrità morale delle persone.

È veramente difficile trovare sostenitori, e lo dico da uno che fa blogging dal 2010. Ho anche avuto esperienza in un giornale e in una casa editrice: spesso la pagina culturale continua grazie al volontariato e al lavoro gratuito o precario, e chi vuole fare giornalismo o scrittura creativa scende a compromessi e rinunce per sopravvivere, oppure abbandona completamente per non vendersi.

Grazie per l’intervista. È stata una scelta intelligente pubblicarla su Substack. Temo solo che si trasformi in un giardino chiuso, usando la vostra metafora, o in una piattaforma molto elitaria fatta di celebrità e professionisti già qualificati e con redditi alti, oppure che diventi orientata solo alla monetizzazione, perché immagino che chi scrive per mantenere abbonati paganti rischi di non scrivere più per necessità artistica o urgenza culturale.

Per questo credo sia importante mantenere anche gli abbonamenti gratuiti, per conservare un equilibrio.

Sulla traduzione automatica: è interessante per l’accessibilità ai lettori stranieri, ma sinceramente credo sia più importante rafforzare il potenziale locale italiano. Inoltre, sta diventando un po’ una forzatura. Mi piacerebbe leggere le pubblicazioni nella loro lingua originale invece di vedere tutto tradotto in italiano, come succede su altre piattaforme. Magari si potrebbe includere un’opzione per utenti poliglotti, così da poter dichiarare quali lingue lasciare senza traduzione automatica. È bello vedere il mondo attraverso lingue diverse.

Io sono uno scrittore di lingua araba, ma scrivo anche in italiano: la lingua del mio esilio è diventata anche una lingua letteraria. Parto da zero, ma ho molta speranza.

Grazie.

- Zak

Avatar di Longevity and Prevention

Intervista davvero ben costruita utile per capire la direzione di Substack in Italia e complimenti a Chiara Santoro per il ruolo assunto.

L’unico passaggio che non mi convince è l’esempio di Selvaggia Lucarelli come riferimento di “successo editoriale”: un caso molto visibile, certo, ma non necessariamente rappresentativo del valore che la piattaforma può esprimere.

Avatar di Fabrizio Cipollini

Anzitutto tantissimi complimenti per questo incarico. Mi è piaciuta la tua intervista, ove traspare la passione, l'energia e la visione per Substack Italia.

Avatar di Raffaele Bellini

Speriamo solo non diventi un'ansia come instagram, tiktok perché rovinerebbe tutto. Seppur la persona decide di leggere a partire dal hook, qui trovo comunque molte info belle interessanti anche se l'hook testuale non è proprio top, ma voglio andare oltre il "leggere la copertina" e aprire quel libro.