I primi soldi guadagnati grazie alla newsletter sono arrivati a febbraio del 2024, quando avevo circa 7.000 iscritti. Ma col senno di poi ho capito che avrei potuto iniziare molto prima. Anche con 500 iscritti, se fossero state le 500 persone giuste.
La prima richiesta di consulenza è stata quella di Axel, che conoscevo da un po’, che mi chiese una mano a ottimizzare la sua newsletter su Substack. Dopo qualche incontro abbiamo costruito insieme la bibbia della sua nuova newsletter, un processo simile a quello che utilizzo ancora oggi con tutti i miei clienti.
Avevo avuto la dimostrazione pratica che per guadagnare con una newsletter non servivano decine di migliaia di iscritti, perché il vero business non sta tanto negli abbonamenti che puoi vendere ai tuoi lettori quanto nell’utilizzare la tua lista come una vetrina per le cose che sai fare, nel mio caso usare Substack e creare contenuti. La cosa più importante è conoscere i problemi di un pubblico specifico e costruire offerte semplici ed efficaci per risolverli.
Il 2026 è stato il primo anno in cui ho lavorato a Scrolling Infinito a tempo pieno e, sono sincero, le cose sono andate meglio di quello che potevo immaginare. Oggi è un giorno speciale perché lanciamo il nuovo sito del progetto, costruito proprio dalle cose capite e messe in pratica in questi ultimi 10 mesi di lavoro. Abbiamo ascoltato i bisogni di clienti, lettori e aziende e creato una serie di offerte basate su numeri e risultati concreti: nelle partnership, nella consulenza e nella formazione.
Ho imparato più cose, conosciuto più persone e visto più risultati lavorando a Scrolling Infinito a tempo pieno negli ultimi 10 mesi che quando l’ho fatto per hobby nei quattro anni precedenti. Per questo oggi racconto nel dettaglio come funziona il sistema operativo di una newsletter che è diventata un lavoro, cosa ha avuto successo, cosa no, perché costruirlo e come farlo nel modo più veloce e facile possibile.
Cosa troverai in questa newsletter:
Un metodo per capire quale problema puoi monetizzare con quello che sai già fare
4 esempi di questionari per conoscere meglio la tua audience
8 domande da fare ai dati della tua newsletter
2 prompt AI per analizzare iscritti, contenuti e opportunità B2B
Un template in 4 domande per progettare la tua prima offerta
Un piano in 5 passi per iniziare anche con 500 iscritti
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La newsletter non è il business
La più grande potenza di una newsletter è quella di ricordare continuamente al mondo che esisti. Per questo, spesso, inserire un paywall che esclude la maggior parte delle persone dai vostri contenuti può essere un errore.
Scrivere una newsletter significa costruire una vetrina per mostrare le vostre competenze in un ambito specifico. Molte persone passano mesi a scegliere la nicchia o l’argomento della newsletter che vogliono scrivere quando la vera domanda è: “Per quale costoso problema ho già dimostrato di saper trovare una soluzione?”.
Per questo per monetizzarla non serve tanto avere un numero esorbitante di iscritti quanto un pubblico specifico in cerca di una soluzione precisa. Il vostro obiettivo non è guadagnare iscritti per vanità o diventare un creator famoso. La vostra ricchezza è l’esperienza personale che siete capaci di esprimere nei contenuti che create, maturata in anni di lavoro o di test sul campo.
A volte basta una sola consulenza per generare più ricavi di mesi di abbonamenti a pagamento. I contenuti gratuiti creano fiducia, la fiducia diventa prova e la prova vende il prodotto. E ogni prodotto riuscito diventa il caso studio che rende più facile vendere il successivo. A quel punto ogni contenuto smette di essere fine a se stesso e alimenta un sistema che accumula valore nel tempo.
Prima di iniziare a scrivere devi capire qual è il problema che vuoi risolvere con i contenuti che creerai. Per farlo prova a rispondere a queste domande:
Per quali problemi ti cercano ripetutamente?
Che cosa diventa più semplice quando entri tu?
Per quale tuo giudizio qualcuno ha già pagato?
Che cosa riconosci in cinque minuti perché l’hai già visto cinquanta volte?
Quale errore diventa costoso quando qualcuno lo commette?
👉 In pratica: prendi un foglio e rispondi alle domande. Se la stessa competenza compare tre o quattro volte, probabilmente hai trovato qualcosa su cui vale la pena costruire.
Il sistema operativo di una newsletter
Nel caso di Scrolling Infinito ho realizzato che, anche senza pubblicizzare i miei servizi (inizio oggi col lancio del nuovo sito) le persone mi scrivevano già per chiedermi aiuto sulle loro newsletter, canali YouTube o content strategy. Lo facevano perché leggevano ciò che scrivevo regolarmente, raccontando le cose imparate (e sbagliate) in più di venti anni di lavoro sul campo.
Come funziona il sistema operativo di Scrolling Infinito:
Esperienza: ho lanciato una newsletter dopo aver lavorato per più di venti anni nel mondo dell’editoria digitale, mille errori fatti e altrettante idee messe in pratica, altrimenti non avrei avuto nulla da dire.
Newsletter: i contenuti servono a mettere in luce questa esperienza e, contemporaneamente, a fare ricerca e mantenersi aggiornati su tutto ciò che succede. Fondamentale partire da prove tangibili del lavoro che avete fatto, i risultati e la messa in pratica. Ad esempio: cosa ho imparato lavorando su uno dei brand TV più famosi o quello che ho studiato (e messo in pratica) sullo scrivere una newsletter.
Audience: grazie ai contenuti create un vostro pubblico. Non deve per forza essere immenso: l’importante è conoscerlo abbastanza bene da capire quali bisogni tornano continuamente. L’audience da sola non produce un business. Quello che conta è capire quali problemi ricorrono abbastanza spesso e sono abbastanza importanti da giustificare una soluzione a pagamento.
Offerte: a partire dai bisogni della vostra audience (non semplicemente di quello che volete fare voi) elaborate una serie di offerte specifiche per aiutarli a risolvere i loro problemi. Nel mio caso quei bisogni hanno dato origine a tre tipi di offerta: partnership, consulenza e formazione.
Newsletter: il ciclo ricomincia ma questa volta potrete realizzare contenuti che raccontano e mettono in evidenza i risultati ottenuti dai vostri clienti attraverso le offerte che avete messo in campo. Ad esempio il successo di un canale YouTube o quello di una serie di eventi dal vivo.
Come conoscere i problemi della tua audience
Conoscere il proprio pubblico è fondamentale per essere in grado di creare contenuti e offerte che rispondono ai suoi bisogni. Per riuscirci spesso è necessario lavorare da diversi punti di vista. Vediamone alcuni in pratica:
1) Costruisci un questionario: chiedi direttamente ai lettori della tua newsletter quali sono i loro problemi, cosa vorrebbero leggere, a cosa sono interessati. Qui trovi quello di Scrolling Infinito, qui quello elaborato da Francesco Oggiano, qui quello di Riccardo Bassetto di Technicismi, e qui le indicazioni generali di uno dei siti di riferimento nel mondo newsletter: Inbox Collective.
2) Fai interviste specifiche: da tempo sto lavorando nell’elaborare un prodotto digitale di formazione e prima di costruirlo ho chiesto con un questionario dedicato direttamente alle persone interessate quali sono i loro principali problemi al lavoro e i risultati che vorrebbero ottenere. Ho incontrato molti di loro in call dedicate per approfondire le tematiche.
3) Analizza la tua lista iscritti con l’AI: Periodicamente scarico da Substack gli export degli iscritti e delle newsletter pubblicate e li do in pasto all’AI. Non mi interessa sapere semplicemente quanti iscritti ho o quale newsletter ha avuto l’open rate più alto: quelle cose me le dice già Substack.
Nota sulla privacy: prima di utilizzare questi dati con strumenti di AI, elimina o anonimizza indirizzi email, nomi e qualsiasi altro dato che possa identificare direttamente gli iscritti. Utilizza inoltre solo strumenti e configurazioni compatibili con gli obblighi previsti dal GDPR e con le informative e gli accordi applicabili al tuo caso.
Cerco soprattutto di rispondere a domande che la piattaforma non mi permette di fare facilmente. Per esempio:
Da dove arrivano i miei lettori migliori? Non solo quali fonti portano più iscritti, ma quali portano quelli più attivi e fedeli.
Quali contenuti portano nuovi iscritti di qualità? Non solo quali fanno traffico, ma quali attirano persone che poi continuano a leggere.
Quali argomenti interessano davvero ai miei lettori? Guardando non soltanto gli open, ma anche click, ritorno e comportamento nel tempo.
Quali lettori sto rischiando di perdere? Cercando segnali di calo prima che diventino completamente inattivi.
Quali pattern importanti emergono dai dati che non ho ancora pensato di cercare? Questa è la domanda più aperta e spesso quella che produce gli insight meno ovvi.
Ecco due prompt AI che puoi utilizzare per analizzare l’elenco degli iscritti alla tua newsletter. Carica insieme export iscritti e dati delle newsletter, quando disponibili.
Copia questo prompt per capire i bisogni dei tuoi lettori e quali contenuti funzionano meglio:
Considera questi dataset come il database di un prodotto editoriale.
Il tuo obiettivo non è descrivere cosa è successo, ma capire quali meccanismi generano crescita e lettori di qualità.
Cerca relazioni tra contenuti, frequenza di pubblicazione, fonti di acquisizione, engagement e retention.
Costruisci segmentazioni utili, proponi metriche sintetiche quando hanno senso e cerca pattern che possano produrre un vantaggio competitivo.
Per ogni conclusione separa: evidenza, interpretazione, ipotesi e limite del dato.Copia questo prompt per capire chi legge la tua newsletter e a chi potrebbe interessare:
Analizza il CSV degli iscritti alla mia newsletter, utilizzando i domini aziendali per capire quali organizzazioni e settori sono maggiormente rappresentati.
Separa domini personali e professionali, raggruppa le organizzazioni e cerca pattern utili per definire il posizionamento commerciale della newsletter.
Classifica gli insight in base alla loro utilità per sponsor, partnership, eventi e opportunità B2B.
Non attribuire identità, ruoli o aziende a singole persone quando l’associazione non è esplicitamente presente nei dati.3 principi per trasformare i problemi dell’audience in prodotti
Incrociando questionari, conversazioni e dati ho individuato alcuni bisogni che tornavano continuamente. Da lì ho capito tre cose che credo siano utili a chiunque voglia trasformare una competenza in un prodotto o servizio.
1. Riduci la complessità
L’errore più grande che ho fatto nelle mie prime consulenze era quello di cercare di impressionare il cliente con la quantità delle cose che sapevo, riversate tutte in una lunghissima presentazione finale. Niente di più sbagliato.
Quando ho incontrato in call one-to-one più di 20 persone della community di Scrolling Infinito per farmi raccontare i loro problemi ho scoperto una cosa che non mi aspettavo: i grandi creator con cui avevo lavorato e i professionisti che leggono la newsletter hanno gli stessi blocchi. Nessuno cerca la formula per il testo, il video o il carosello perfetto.
Il problema è invece riuscire a creare contenuti con continuità senza trasformarli in un lavoro impossibile da portare a termine. Avere sempre qualcosa da dire. Sapere cosa pubblicare e dove. Trovare il tempo per farlo senza ricominciare ogni settimana da zero.
Chi cerca il vostro aiuto non è interessato alla quantità delle cose che sapete, ma a raggiungere il risultato che vuole ottenere nel minor tempo possibile, e col minor sforzo possibile. Per questo applico una regola molto semplice: ogni soluzione deve essere un processo a togliere.
Parto dal risultato desiderato, individuo l’ostacolo principale e cerco il numero minimo di interventi necessari per superarlo. La consulenza più inutile è quella troppo complicata per poter essere messa in pratica.
Per progettare una prima offerta, prova a compilare queste quattro righe:
Il cliente vuole:
Oggi non ci riesce perché:
Il risultato misurabile è:
Il minimo intervento necessario è:
Si tratta di un processo di ingegneria inversa: partire dall’obiettivo che si vuole raggiungere ed elaborare un percorso a ritroso dove ogni passo deve puntare in un’unica direzione. Il più grande aiuto che potete dare ai vostri clienti è proprio nel capire qual è il loro obiettivo che, spesso, non hanno chiaro in mente o non sono in grado di verbalizzare.
👉 In pratica: prendi un servizio che offri e dedicagli 15 minuti. In Google Docs scrivi: obiettivo, risultato, ostacolo principale e tre soli interventi.
2. La stanza è il prodotto
Una volta individuato un bisogno, il passo successivo è capire quale formato può risolverlo meglio. Non sempre la risposta è una consulenza: nel mio caso una delle principali richieste dei lettori di Scrolling Infinito è sempre stata quella di fare formazione, anche attraverso eventi dal vivo. Da quel bisogno sono nate le Creator Masterclass, un format in cui intervisto alcuni dei principali creator italiani sulle strategie e le pratiche del loro lavoro.
Solo col tempo ho scoperto che non serve la presenza di una persona famosa per creare un evento interessante. Studiando i numeri delle iscrizioni agli eventi organizzati mi sono reso conto che quelli B2B costruiti per un pubblico di professionisti avevano spesso più successo di quelli fatti per massimizzare l’audience. I primi due eventi B2B hanno raccolto 234 e 231 iscritti. In entrambi i casi, più iscritti di 8 delle 9 Creator Masterclass organizzate con creator conosciuti.
Ho iniziato così a pensare che, in molti casi, la stanza sia il vero prodotto. Le persone non vogliono solo incontrare persone famose, vogliono soprattutto incontrarsi tra di loro. Quando i contenuti diventano infiniti, quello che diventa scarso è trovarsi nella stessa stanza con persone che condividono problemi, dubbi e obiettivi. Per un professionista, un freelancer o un creator questa possibilità vale sempre di più.
Ed è qui che il ciclo ricomincia. Dopo ogni evento invio un sondaggio per capire cosa ha funzionato, quali bisogni restano irrisolti e come migliorare l’offerta successiva. Qui trovi quello inviato dopo l’ultima edizione dei Creator Days che puoi usare come base per crearne uno dopo aver organizzato un tuo evento.
👉 In pratica: invita 8 lettori a una call di 45 minuti dedicata a un problema specifico. Chiedi come lo stanno affrontando oggi e raccogli le risposte in una pagina.
3. Le persone imparano facendo
Una decina di anni fa ho insegnato per una stagione allo IED di Torino agli studenti di graphic design. Abituato soprattutto a giornalisti e studenti di materie umanistiche, mi sono trovato davanti a un pubblico che richiedeva un modo diverso di mantenere alta l’attenzione.
In quel caso ho imparato che l’interesse di un’aula non può essere data per scontata e ogni intervento deve avere una componente di show e una di pratica. Quest’ultima è una cosa che per un po’ di tempo avevo dimenticato: per rispondere all’ansia di dover spiegare tante cose tutte assieme avevo tralasciato l’elemento di partecipazione collettiva.
Me ne sono ricordato preparando un nuovo modulo di formazione su contenuti e AI. Alla fine della lezione ho inserito un’esercitazione in cui i partecipanti dovevano produrre qualcosa usando ciò che avevano appena imparato. Ed è lì che la formazione è cambiata: non potevano più limitarsi ad aver capito il concetto, dovevano dimostrare di saperlo usare.
Negli anni ho formato più di 1.000 persone (ma chi tiene davvero il conto?) in aziende, agenzie e scuole e ho capito che chi partecipa a una formazione non cerca soltanto informazioni: cerca chiarezza, confronto e l’accesso a chi ha già sperimentato, testato e sbagliato ciò che sta insegnando.
Per questo in queste settimane ho aggiornato e ristrutturato il percorso di formazione di Scrolling Infinito introducendo esercitazioni pratiche in quasi tutti i moduli. L’obiettivo non è aggiungere altre informazioni, ma costringere chi partecipa a trasformarle subito in qualcosa di concreto.
Nel modulo newsletter facciamo un test flash di scrittura dei titoli; in quello di video strategy un contest per progettare nuovi format digitali, in quello dedicato all’AI bisogna produrre contenuti in una finestra di tempo strettissima.
Più diventa facile ottenere informazioni con l’intelligenza artificiale, più il valore della formazione si sposta verso ciò che è difficile ottenere da soli: confronto, feedback, esperienza e applicazione a un caso specifico.
Molti clienti mi chiedono di registrare le lezioni per uso interno. È una richiesta che mi ha fatto elaborare un test molto semplice per capire quanto valore sto davvero creando dal vivo: se registrassi il tuo corso e dessi il video a un cliente, cosa perderebbe? Se la risposta è “niente”, probabilmente il prodotto formativo va ripensato.
👉 In pratica: prendi una lezione o un contenuto che spieghi spesso. In 15 minuti aggiungi un esercizio che obblighi chi ascolta a produrre qualcosa: un titolo, un brief, una decisione.
Se partissi oggi da zero
Quindi, ecco cosa farei se domani tornassi ad avere 500 iscritti nella newsletter:
Dimostrerei ciò che so fare. Creerei contenuti che mostrano come risolvo problemi reali, meglio ancora se costosi.
Ascolterei il pubblico. Cercherei di capire quali problemi ricorrono, quali risultati desidera e dove si blocca.
Incrocerei competenze e bisogni. Cercherei il punto d’incontro tra ciò che so fare meglio e ciò per cui qualcuno cerca già una soluzione.
Testerei una sola offerta. La versione più semplice possibile: una consulenza, un workshop, un piccolo evento. La prima vendita serve soprattutto a capire per cosa le persone sono davvero disposte a pagare.
Espanderei solo ciò che funziona. Trasformerei risultati, feedback ed errori della prima offerta in contenuti, casi studio e nuove offerte.
La prima offerta non deve essere perfetta: deve solo insegnarti qualcosa che non potevi sapere prima di provare a venderla.
Non devi diventare un guru di Substack per costruire un business con la tua newsletter. E non devi necessariamente fare della newsletter il prodotto. Devi usare la fiducia che genera per creare opportunità e risolvere problemi più importanti.
Alcuni dei creator che guadagnano di più nella piattaforma hanno semplicemente riposizionato competenze che possedevano già, maturate in contesti a cui la maggior parte delle persone non ha accesso, trasformandole in valore per un pubblico più ampio di quello che qualsiasi singolo lavoro avrebbe mai potuto raggiungere.
Chi ha iniziato, e ha continuato con costanza, oggi ne sta raccogliendo i frutti.
Il nuovo sito di Scrolling Infinito è online.
Partnership, consulenza, formazione e casi studio: scopri come lavorare insieme.
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